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Il ruolo dell’educazione nel prevenire lo spreco alimentare

La scuola primaria Collodi di Biella e il progetto Meglio secco che nel secchio

Sprechi nelle mense scolastiche

Chiunque abbia avuto a che fare con il settore scolastico ha ben presente il momento della mensa: la confusione è all’ordine del giorno, soprattutto perché ogni bambinә ha abitudini alimentari diverse, problemi diversi e preferenze diverse. In questo contesto si presenta dunque il problema degli sprechi alimentari, che non è dovuto, però, soltanto a cosa mangiano le persone in mensa: gli sprechi vengono prodotti anche in cucina, prima ancora che il cibo venga messo nel piatto. 

Il progetto REDUCE, portato avanti dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market-Impresa Sociale, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna, ha analizzato i dati sullo spreco alimentare relativi a un periodo compreso tra il 2016 e il 2018, prendendo a campione 78 scuole primarie di tre regioni d’Italia per un totale di 109.656 pasti. Facendo ciò ha potuto constatare come di 534 g di pasto preparato in una mensa scolastica, 120g vengano sprecati: quasi un quarto di ciò che viene messo a tavola diviene food waste.

Il problema dello spreco alimentare è infatti un elemento rilevante in relazione al cambiamento climatico: l’intera filiera di produzione del cibo implica non solo un ingente utilizzo di acqua (e spreco), ma anche di pesticidi, erbicidi e sostanze chimiche in generale, uso del terreno, emissioni di CO2 da parte delle fabbriche di produzione e dei trasporti. Tutto ciò finisce poi nel nostro piatto e, se viene buttato, non solo lo spreco stesso costituisce un problema per il suo smaltimento, ma rende vano tutto ciò che è stato necessario per la sua produzione.

Il progetto Meglio secco che nel secchio della scuola primaria Collodi di Biella

Il problema nelle mense scolastiche esiste e non è trascurabile: non è sempre facile gestire le abitudini alimentari dellә bambinә, che molto spesso faticano a finire la seconda portata o sono poco inclini a consumarla – come dimostrano i dati del progetto REDUCE, che indica che il 27% degli sprechi è costituito dal secondo, mentre il 30% dal contorno, e come ribadisce anche la preside dell’istituto comprensivo Biella 3, Stefania Nuccio.

La scuola primaria Collodi, parte dell’istituto, ha potuto approfittare dei fondi stanziati dal Ministero dell’Istruzione per il bando Edugreen: laboratori di sostenibilità per il primo ciclo per acquisire e mettere in pratica una serie di innovazioni e progetti per educare alla sostenibilità anche a scuola. Da qui lo sviluppo del progetto Meglio secco che nel secchio, così denominato dall’insegnante Ilaria Gerunda: come ha spiegato, lo scopo è quello di recuperare una parte del cibo che viene sprecato in mensa, essiccandolo e utilizzandolo per la merenda dellә alunnә oppure permettendo loro di portarlo a casa. 

«Chiaramente, non è possibile recuperare tutti gli sprechi della mensa» – spiega l’insegnante – «ma per noi è importante passare un messaggio, non solo agli studenti ma anche alle famiglie». Questo progetto, infatti, rende possibile affrontare il discorso dello spreco alimentare da un punto di vista pratico, spiega Ilaria: «È importante che lǝ bambinǝ affrontino certe tematiche non solo in modo astratto, ma anche e soprattutto attraverso la concretezza delle azioni. Questo collega il vissuto emotivo alle esperienze che si fanno».

L’uso consapevole delle tecnologie

Uno degli interessi della scuola Collodi è anche l’educazione all’uso consapevole delle tecnologie: come spiega Ilaria Gerunda, «l’uso della tecnologia da parte deǝ bambinǝ viene spesso demonizzato, ma ritengo invece importante il suo ruolo nel cambiamento climatico e, di conseguenza, importante insegnare come questo strumento possa tornare utile». Infatti, insieme agli essiccatori è stato possibile acquistare una serie di giochi tecnologici e interattivi che permettono di educare all’uso consapevole della tecnologia, per di più affrontando temi come le energie rinnovabili, gli sprechi alimentari e così via. 

Allo stesso modo, oltre agli orti situati all’esterno della scuola, sono state rese disponibili delle serre idroponiche, che permettono la coltivazione delle piante fuori dal suolo, con un ridotto consumo idrico e un basso impatto ambientale, per la coltivazione di ortaggi anche in ambienti ristretti: «lo scopo è quello di creare continuità tra il fuori e il dentro, tra la natura e la tecnologia. È ormai impossibile pretendere che lǝ bambinǝ e lǝ ragazzǝ non siano circondatǝ dalla tecnologia e auspicare un ritorno alla natura, perciò è importante insegnare loro le potenzialità di questo mezzo».

L’importanza dell’educazione

Come già precisato, gli sprechi alimentari delle mense sono troppi per poter essere recuperati e utilizzati a scuola; ciò che si ritiene fondamentale, però, è aumentare la sensibilità sull’argomento e renderlo parte integrante della routine quotidiana, con ripercussioni anche, eventualmente, sulle famiglie. Come dimostrano le opinioni concordanti delle mamme Roberta Giavarra ed Elisa Cerra, lә cui figlә vivono il progetto a scuola, trattare queste tematiche con lә insegnantә fa sì che, grazie alla scoperta di come funziona un essiccatore e da dove viene il cibo – attraverso la manutenzione degli orti della scuola – il discorso degli sprechi alimentari e degli sprechi in generale venga affrontato anche a casa. Oltre al discorso dello spreco, infatti, entrambe le famiglie hanno condiviso l’esperienza di creare degli orti sui balconi di casa.

È evidente, di conseguenza, l’importanza dell’educazione: sebbene purtroppo questi progetti ricevano ancora una certa resistenza, come indica Ilaria Gerunda, dovuta alla demonizzazione della tecnologia rispetto al suo uso a partire dai primi anni di vita, essi sono necessari fin dalle fasi precoci della crescita alla comprensione  dell’importanza del prendersi cura del proprio pianeta e del potente mezzo che abbiamo a disposizione per far fronte alla crisi climatica. 

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Irene Zombolo

Laureata in Giornalismo, Cultura Editoriale e Comunicazione Multimediale, ama viaggiare e conoscere culture e lingue. È interessata alla giustizia sociale e ambientale per aumentarne la consapevolezza.

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