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Vi presento le mie microplastiche

Pensare ai rischi delle microplastiche per la salute

08/07/2024

Sapevamo già che isole di plastica galleggiano nei nostri mari. Recentemente abbiamo scoperto che la plastica scorre anche nel nostro sangue, oltre che in vari organi del nostro corpo. [1] Gli effetti sulla salute, però, sono tutt’altro che chiari. E ancora meno chiaro è capire come affrontare questa incertezza. Proverò qui ad abbozzare una risposta. 

Il viaggio delle microplastiche

Un recente report dell’OCSE [2]  ha stimato che nel 2019 il mondo ha prodotto 353 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Di questi, circa 79 milioni vengono abbandonati, bruciati all’aperto, scaricati in mare o in discariche inadeguate.

A causa degli agenti atmosferici, i detriti di plastica si degradano rilasciando nell’ambiente microplastiche, cioè particelle di plastica dal diametro inferiore ai 5 mm, e nanoplastiche, particelle dal diametro inferiore di 1 micron. Microplastiche e nanoplastiche (MNP) sono introdotte nell’ambiente anche da altri fattori, come l’abrasione delle gomme delle auto o quella dei tessuti sintetici durante il lavaggio in lavatrice. [3]

Le MNP inquinano quindi gli ecosistemi del pianeta, coinvolgendo ovviamente anche gli esseri umani. Le MNP entrano nel corpo umano principalmente attraverso l’acqua potabile, il cibo, l’aria e i prodotti di cura personale. Per esempio, è stata rilevata presenza di MNP in pesci e frutti di mare, sia selvatici che allevati. [4] 

Le MNP, poi, si accumulano nei nostri organi e tessuti. Per ora, la ricerca ha rilevato MNP nella placenta, nel colon, nelle feci, nel fegato, nei reni e nel sangue. [5]

I rischi per la salute umana

Sembra uno scenario preoccupante e viene naturale domandarsi quali siano i rischi delle MNP per la salute umana. Tuttavia, in questo momento l’evidenza scientifica è ancora frammentata: i metodi utilizzati sono eterogenei e spesso mancano misure di controllo della qualità. [6] Come sostiene un report dell’OMS del 2022, i dati disponibili non possono ancora essere usati per valutare i rischi delle MNP per la nostra salute. [7]

Nell’aprile di quest’anno, un editoriale di Nature [8] invita la comunità scientifica ad accelerare la ricerca sul tema, citando come esempio un recente studio pioneristico. [9] 

Questo studio ha reclutato pazienti che dovevano sottoporsi all’endoarteriectomia carotidea. Questo intervento comporta la rimozione dalla carotide delle placche aterosclerotiche – cioè quei depositi di lipidi e altre cellule infiammatorie che ostruiscono il flusso del sangue nelle arterie. Analizzando con il microscopio elettronico le placche, è stata scoperta la presenza di polietilene nel 58% dei pazienti. Attraverso un’analisi statistica, i ricercatori hanno inferito che i pazienti in questo sottogruppo hanno un rischio più elevato di infarto o ictus rispetto agli altri pazienti. 

Come evidenzia l’editoriale di Nature, però, questo studio non prova un legame causale tra la presenza di MNP e malattie cardiovascolari. La ricerca deve ancora rispondere a molte domande, ad esempio studiando i meccanismi che generano queste correlazioni.

Rimanere a contatto con il problema

Nell’attesa che la scienza faccia il suo corso, è facile abbandonarsi a narrazioni apocalittiche: l’Essere Umano, sconfitto da se stesso, trascinerà l’ambiente in cui vive con sé nell’abisso. Vorrei qui provare a cambiare la prospettiva.

L’irruzione delle MNP nei nostri organi ci dovrebbe indurre a smettere di pensare l’essere umano come a un individuo in un ambiente, ma piuttosto come l’ambiente stesso. Così come le coste oceaniche, gli organi delle sardine [10] e le foglie delle mangrovie [11], anche il nostro corpo è un ambiente inquinato dalla plastica.

Questo nostro posizionamento ci obbliga a «rimanere a contatto con il problema (staying with the trouble)», per usare l’espressione della filosofa ecofemminista Donna Haraway. Proprio seguendo le teorie di Haraway, [12] vorrei ora intrecciare i fili di un breve fabulazione multi-specie. Secondo la filosofa, dovremmo smettere di pensare l’essere umano come il personaggio principale delle nostre epistemologie. Al contrario, le forze biotiche e abiotiche del pianeta costituiscono la storia principale, di cui l’essere umano è solo una parte. Haraway ritiene che la prosperità deve essere realizzata «come una responso-abilità multispecie». [13]

Come potremmo importare questa filosofia nella pratica scientifica? Credo che Haraway sarebbe una sostenitrice dell’approccio «One Health», una prospettiva transdisciplinare secondo cui la salute degli animali, degli umani e dell’ambiente è interdipendente.[14] L’approccio One Health genera importanti domande di ricerca sull’impatto delle MNP. [15] Ad esempio, si sa poco dell’effetto delle pratiche agricole più comuni sulla concentrazione di MNP nel suolo, la cui eventuale desertificazione comprometterebbe la sicurezza alimentare di esseri umani e animali. Affrontare questi problemi coinvolge specialisti e specialiste di discipline scientifiche diverse, dalla medicina all’agronomia e la veterinaria.

Secondo l’approccio One Health, quindi, occuparci della salute umana comporta occuparsi anche della salute di ambiente e animali e viceversa. La prosperità, quindi, è tale solo se multi-specie.

Generare parentele con le microplastiche 

Un celebre slogan di Haraway è «generate parentele, non bambini! (Make kin, not babies!)». [16] Per Haraway le parentele non sono legami solo genealogici, ma legami di cura. 

Ispirandomi ad Haraway, propongo di generare parentele tramite le microplastiche. Il legame microplastico sostituirebbe il legame di sangue, generando assemblaggi di specie unite da uno sforzo collettivo di cura reciproca. L’approccio One Health può essere inteso come il collante di questo sforzo: solo attraverso la cura delle altre specie, unite nella sventura dal legame microplastico, possiamo essere veramente in salute.

Care sardine, care mangrovie, vi presento le mie microplastiche. Voi presentatemi le vostre e prospereremo insieme. 

Bibliografia

[1] Ramsperger, A. F. R. M., Bergamaschi, E., Panizzolo, M., Fenoglio, I., Barbero, F., Peters, R., Undas, A., Purker, S., Giese, B., Lalyer, C. R., Tamargo, A., Moreno-Arribas, M. V., Grossart, H.-P., Kühnel, D., Dietrich, J., Paulsen, F., Afanou, A. K., Zienolddiny-Narui, S., Eriksen Hammer, S., … Laforsch, C. (2023). Nano- and microplastics: A comprehensive review on their exposure routes, translocation, and fate in humans. NanoImpact, 29, 100441. https://doi.org/10.1016/j.impact.2022.100441

[2] OECD (2022), Global Plastics Outlook: Policy Scenarios to 2060, OECD Publishing, Paris. https://doi.org/10.1787/aa1edf33-en.

[3] SAPEA, “A scientific perspective on microplastics in nature and society” (2019), pp. 24-25; https://doi.org/10.26356/microplastics. 

[4] Ramsperger et al., op. cit., §3.

[5] Ivi, §5.

[6] Ibidem.

[7] Dietary and inhalation exposure to nano- and microplastic particles and potential implications for human health. Geneva: World Health Organization; 2022.

[8] Microplastics are everywhere—We need to understand how they affect human health. (2024). Nature Medicine, 30(4), 913–913. https://doi.org/10.1038/s41591-024-02968-x.

[9] Marfella, R., Prattichizzo, F., Sardu, C., Fulgenzi, G., Graciotti, L., Spadoni, T., D’Onofrio, N., Scisciola, L., La Grotta, R., Frigé, C., Pellegrini, V., Municinò, M., Siniscalchi, M., Spinetti, F., Vigliotti, G., Vecchione, C., Carrizzo, A., Accarino, G., Squillante, A., … Paolisso, G. (2024). Microplastics and Nanoplastics in Atheromas and Cardiovascular Events. New England Journal of Medicine, 390(10), 900–910. https://doi.org/10.1056/NEJMoa2309822.

[10] Digka, N., Tsangaris, C., Torre, M., Anastasopoulou, A., & Zeri, C. (2018). Microplastics in mussels and fish from the Northern Ionian Sea. Marine Pollution Bulletin, 135, 30–40. https://doi.org/10.1016/j.marpolbul.2018.06.063.

[11] Huang, Y., Zhu, Z., Li, T., Li, M., Cai, Z., Wang, X., Gong, H., & Yan, M. (2024). Mangrove plants are promising bioindicator of coastal atmospheric microplastics pollution. Journal of Hazardous Materials, 465, 133473. https://doi.org/10.1016/j.jhazmat.2024.133473.

[12]  Haraway, D. J. (2016). Staying with the trouble: Making kin in the Chthulucene, tr. it. Chthulucene: Sopravvivere su un pianeta infetto (C. Durastanti & C. Ciccioni, Trad.). Nero.

[13] Ivi, cap. 2.

[14] Cfr. anche Rock, M. J. (2017). Who or what is ‘the public’ in critical public health? Reflections on posthumanism and anthropological engagements with One Health. Critical Public Health, 27(3), 314–324. https://doi.org/10.1080/09581596.2017.1288287

[15] Prata, J. C., Da Costa, J. P., Lopes, I., Andrady, A. L., Duarte, A. C., & Rocha-Santos, T. (2021). A One Health perspective of the impacts of microplastics on animal, human and environmental health. Science of The Total Environment, 777, 146094. https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2021.146094.

[16] Haraway, op. cit., cap. 4

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Filippo Vasone

Ha conseguito una laurea magistrale in Logica e Filosofia della Scienza (LMU – Monaco di Baviera), durante la quale si è occupato del rapporto tra scienza e società. Attualmente studia Analisi Dati (UniTo) e scrive di filosofia, scienza e valori online.

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