Fonte foto: Autostrade per l’Italia
Il progetto KEHV nella pratica
Per comprendere appieno questo progetto e le sue implicazioni a livello ambientale, è innanzitutto necessario analizzarne le componenti strutturali. L’obiettivo finale consiste nel recuperare l’energia cinetica dei veicoli, altrimenti dissipata, nell’esatto momento in cui questi decelerano, al fine di convertirla in energia elettrica.
Fonte immagine: La Gazzetta dello Sport
La KEHV si presenta sotto forma di un «tappeto» a filo asfalto con una misura circa pari a 3×3,5 metri, meglio noto come impianto Lybra (tecnologia messa a punto dalla Startup 20energy Srl e utilizzata da Movyon). Quando un veicolo vi passa sopra, esso subisce un maggiore attrito volvente sulle ruote, assorbendo energia cinetica.
Si attiva così un generatore brevettato in grado di convertire l’energia assorbita in energia elettrica che viene infine stabilizzata ed inviata ad un normale inverter fotovoltaico per l’autoconsumo.
Quest’ultima può dunque essere utilizzata in svariati contesti e numerose applicazioni, tra cui illuminare tratti di strada, alimentare colonnine di ricarica e caselli autostradali. Secondo le stime proposte dall’azienda Lybra, è sufficiente il passaggio di 150 automobili su un singolo tappeto affinché venga prodotta una quantità di energia elettrica pari a 1 kWh. Sebbene possa sembrare un contributo poco significativo, se si considerano numeri più consistenti le cifre cominciano a diventare allettanti: con il transito di 7.500 veicoli sarà possibile ricaricare gratuitamente un veicolo elettrico con una batteria da 50 kWh.
Fonte immagine: 20energy.it
Vantaggi e svantaggi per l’ambiente e l’uomo
Come si traduce tutto ciò in termini di tutela dell’ambiente? Stando alle previsioni di ASPI (Autostrade per l’Italia S.p.A.) nella sola area Arno Est, che conta un afflusso di 9.000 mezzi di trasporto circa al giorno, utilizzando tale tecnologia al posto di fonti fossili verrebbero risparmiate 11 tonnellate di CO2, (l’equivalente di 30 Megawattora).
Il successo applicativo del progetto KEHV
Analizzando i primi risultati del progetto KEHV, quest’ultimo si è dimostrato efficace alla sua prima installazione e dunque promettente sotto il profilo ambientale in vista di future applicazioni in ulteriori tratti autostradali (si è infatti rivelato un’ottima integrazione rispetto al già esistente sistema fotovoltaico).
Fonte immagine: 20energy.it
È inoltre importante sottolineare che esso aderisce al programma Mercury Smart Sustainable Mobility, un piano realizzato ancora una volta dal Gruppo Autostrade per l’Italia nell’intento di creare un unico grande sistema unitario di infrastrutture progettate per la decarbonizzazione dei servizi di trasporto: strutturato in 5 clusters, la sua utilità si ripercuote non solo sull’ambiente ma anche sull’intera comunità apportando migliorie che coinvolgono tanto la mobilità urbana (tramite l’ideazione di smart city), quanto quella autostradale. Difatti, oltre al progetto KEHV sta prendendo forma anche il progetto C-ITS, ovvero un insieme di informazioni che vengono inviate al guidatore al fine di scongiurare incidenti e ridurre congestioni stradali.

Laureata in Giornalismo, Cultura Editoriale e Comunicazione Multimediale presso l’università di Parma, adora interfacciarsi con realtà sempre nuove. Aspirante viaggiatrice, ha un occhio di riguardo per l’ecologia e i diritti umani. In Atmosphera Lab ha trovato un valido alleato per comunicare ciò che più le sta a cuore.




