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Coca-cola: un colosso del marketing e dell’inquinamento

Come il più famoso brand di soft drinks sta rovinando il pianeta

25/03/2024

Un fenomeno globale del marketing

Coca-Cola è una delle più grandi multinazionali a livello globale e sicuramente uno dei brand di bibite gassate (o soft drink) più popolari. Grazie anche alle strategie di marketing adottate nel corso degli anni, l’azienda ha assunto sempre più rilevanza nel mercato dei soft drink, diventandone il principale competitor. 

Ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità e con l’avanzare del tempo il gruppo aziendale Coca-Cola company ha dovuto fare i conti più volte con il tema della sostenibilità. Tutto ciò è dovuto al fatto che dietro a questo grande colosso si sono accumulate numerose problematiche che hanno messo in dubbio l’etica del brand. Risulta pertanto necessario fare un breve excursus sulla salita al successo di Coca-Cola per poterne analizzare i punti critici.

La storia di Coca-Cola ha inizio a maggio del 1886 ad Atlanta, in Georgia, quando il farmacista John Pemberton decise di combinare una nuova ricetta per uno sciroppo con la consistenza frizzante dell’acqua gassata, producendo una bevanda che divenne più tardi la nota Coca-Cola. Ma fu solo due anni dopo, nel 1888, che iniziò la sua ascesa nel mercato globale, quando l’imprenditore Asa Candler acquistò la ricetta segreta e iniziò a commercializzarla prima ad Atlanta e poi in tutti gli Stati Uniti.

Coca-Cola e il consumo d’acqua

La campagna pubblicitaria di Candler fu un vero e proprio successo che portò Coca-Cola a espandersi anche oltre i confini nazionali. Da questo allargamento del brand derivarono una serie di politiche aziendali di dubbia eticità. Difatti, uno dei segreti del suo successo è stato mantenere i costi di produzione bassi attingendo l’acqua da fonti locali, causando però problemi ambientali di non poca importanza.

Essendo la bevanda composta per la maggior parte d’acqua, l’intera produzione ne richiede quantitativi elevati. In questo modo, Coca-Cola risulta essere non solo un’azienda produttrice di bibite gassate, ma a tutti gli effetti anche un distributore di ingenti risorse idriche. Pertanto, il continuo drenaggio delle  riserve d’acqua locali ha un crescente impatto sostanziale sull’ambiente e sugli agricoltori locali. 

Secondo una valutazione da parte di terzi, nel 2010, per produrre anche solo una bottiglia da mezzo litro, l’azienda ha utilizzato dai 150 ai 300 litri d’acqua. Il 99,8% dell’acqua utilizzata è stata impiegata per la preparazione di ingredienti come lo zucchero di canna, alimento che per la sua produzione necessita un enorme quantitativo d’acqua.

Anche nel processo di imbottigliamento il consumo di acqua è particolarmente significativo. Infatti, nel 2004, Coca-Cola ha dovuto chiudere un impianto di imbottigliamento nel Kerala in India perché risucchiava troppa acqua sotterranea. A seguito di questo evento, episodi simili sono avvenuti anche altrove. Per esempio, nel 2014 dei contadini indiani di Veranasi hanno protestato contro un impianto della Coca-Cola a causa dell’eccessivo consumo delle risorse idriche locali, sottratte alle loro attività agricole. Tali proteste hanno portato alla chiusura definitiva dello stabilimento.

Soluzioni al problema: sono veramente efficaci?

Nel 2018, a fronte di questa reputazione, Coca-Cola ha annunciato di voler cambiare rotta, affermando di essere intenzionata a reintegrare il 100% dell’acqua usata per creare le sue bevande nei sistemi idrici locali. Ma stando a un report investigativo pubblicato da The Verge, si tratterebbe di puro greenwashing dato che, nonostante le premesse, Coca-Cola sta comunque procedendo con una strategia di business as usual.

Inoltre, in certe situazioni, i progetti di sostenibilità promossi da Coca-Cola hanno peggiorato la situazione rispetto all’inizio. Per esempio, lo scavo di canali di irrigazione finanziato nei Parchi Nazionali messicani al fine di migliorare le condizioni di crescita di alcune specie arboree, ha recato più danni che benefici.

La commissione forestale del governo messicano, avallata da solidi studi scientifici, ha sottolineato come questa pratica non abbia effettivamente migliorato le condizioni della crescita vegetativa, al contrario incrementando l’erosione del suolo e la degradazione forestale.

Problemi con il packaging: l’alto consumo di plastica

Oltre all’uso d’acqua indiscriminato, un ulteriore problema causato da Coca-Cola è l’uso intensivo di plastica per l’imbottigliamento. Ogni giorno quest’azienda vende circa 1,9 miliardi di bevande e quasi tutte sono imbottigliate in plastica. Nonostante la dichiarazione di Enrico De Giuli, Country Operational Sustainability manager di Coca-Cola HBC Italia, secondo cui i prodotti dell’azienda sarebbero riciclabili, qualche perplessità è stata sollevata nel corso del tempo.

Infatti, se negli anni ‘50 le bottiglie di Coca-Cola erano imballate in vetro e avevano un deposito cauzionale di vuoto per il valore di 40 centesimi, così da poter riottenere e riutilizzare l’imballaggio, con l’ingresso della plastica usa e getta Coca-Cola ha cambiato drasticamente il packaging di imbottigliamento al fine di ridurre i costi di produzione.

Recentemente, l’azienda di Atlanta ha ammesso di produrre oltre 3 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, l’equivalente di 200.000 bottiglie di plastica ogni minuto. Seppur le bottiglie di Coca-Cola siano fatte di una plastica PET, i tappi di HDPE e le etichette di PVC – tutti materiali facilmente riciclabili – la maggior parte non vengono effettivamente riciclati. In questo caso è però necessario sottolineare come tutto ciò non derivi direttamente da politiche interne all’azienda, ma che piuttosto avvenga a causa di comportamenti poco etici adottati dai singoli consumatori. Pertanto, si potrebbe ipotizzare che uno dei fattori determinanti del livello di sostenibilità di un brand è sicuramente l’atteggiamento dei propri clienti nei confronti dell’ambiente.

A rimarcare questa immagine collettiva, un audit ha stimato che nel 2018 e nel 2019 Coca-Cola è risultata essere il brand con più rifiuti nell’oceano, seguita da Nestlè e Pepsi. In sostanza, a partire dagli anni ‘70, con l’adozione degli imballaggi di plastica, Coca-Cola ha incrementato il suo impatto sull’ambiente, sulle comunità locali e negli oceani. 

Per ovviare a questi problemi, Coca-Cola ha avviato una serie di campagne per combattere l’inquinamento da rifiuti, come ad esempio “A World Without Waste?” nel 2020, basata sull’idea di rendere il ciclo di vita del packaging di Coca-Cola più circolare e sostenibile, auspicando -tra i vari obiettivi- che per ogni bottiglia acquistata, ogni consumatore ne riutilizzi o ne ricicli un’altra.

Tuttavia, se da una parte questo tipo di iniziative possono sembrare dei passi in avanti verso una maggiore consapevolezza del proprio impatto sull’ambiente, dall’altra parte rischiano di diventare dei meri tentativi di imputare le proprie colpe a qualcun’altro, sottolineando solo come siano i singoli cittadini a inquinare, per esempio non facendo la raccolta differenziata.

Visioni future

Questi sono solo alcuni dei problemi che Coca-Cola ha avuto nel corso degli anni relativamente al suo approccio alla sostenibilità. Nonostante le campagne lanciate con l’obiettivo di sensibilizzare i loro acquirenti e le loro strategie volte a ridurre l’impatto ambientale, non sempre hanno ottenuto dei successi.

Varrebbe quindi la pena ragionare su sostanziali cambiamenti nelle politiche aziendali, in maniera tale che possano esserci delle svolte effettive  e che un modello di produzione più sostenibile venga implementato all’interno di questo colosso del mercato dei soft drinks.

BIBLIOGRAFIA

Coca-Cola Company, The Birth of a Refreshing Idea, https://www.coca-colacompany.com/about-us/history/the-birth-of-a-refreshing-idea

Carmichael, B. e Moriarty, B., How Coca-Cola came to terms with its own water crisis, The Washington Post, 31 maggio 2018, https://www.washingtonpost.com/news/business/wp/2018/05/31/how-coca-cola-came-to-terms-with-its-own-water-crisis/

May, C. D., How Coca-Cola ObtainsIts Coca, The New York Times, 1 luglio 1988, https://www.nytimes.com/1988/07/01/business/how-coca-cola-obtains-its-coca.html

Ercin, A.E., Aldaya, M.M. e Hoekstra, A.Y. Corporate Water Footprint Accounting and Impact Assessment: The Case of the Water Footprint of a Sugar-Containing Carbonated Beverage. Water Resources Management 25, 721–741 (2011). https://doi.org/10.1007/s11269-010-9723-8

Kumar, A. Coca-Cola is in troubled waters (again) for a factory it was forced to shut down 12 years ago, Scroll.in, 21 giugno 2016, https://scroll.in/article/811352/why-coca-cola-is-in-troubled-waters-again-for-a-factory-it-was-forced-to-shut-down-12-years-ago

Brenna, L. Chiude un impianto della Coca-Cola in India: inquinava il terreno e usava troppa acqua, LifeGate, 19 giugno 2014, https://www.lifegate.it/chiude-un-impianto-della-coca-cola-india-inquinava-il-terreno-e-usava-troppa-acqua

MacDonald, C. Coke claims to give back as much water as it uses. An investigation shows it isn’t even close, The Verge, 31 maggio 2018, https://www.theverge.com/2018/5/31/17377964/coca-cola-water-sustainability-recycling-controversy-investigation

Journeyman Pictures, The Coca-Cola Effect, 3 maggio 2016, https://www.journeyman.tv/film/7298

Il Giornale, I «numeri» della Coca Cola, presente dal 1958 Dalle bottiglie alla rEXPOnsabilità ambientale, 28 ottobre 2015, https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-numeri-coca-cola-presente-1958-dalle-bottiglie-1110480.html

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Laville, S., Coca-Cola admits it produces 3m tonnes of plastic packaging a year, The Guardian, 14 marzo 2019, https://www.theguardian.com/business/2019/mar/14/coca-cola-admits-it-produces-3m-tonnes-of-plastic-packaging-a-year

Breakfreefromplastic, Coca-Cola, Nestlé and PepsiCo named top plastic polluters for the second year in a row, 23 ottobre 2019, https://www.breakfreefromplastic.org/2019/10/23/brand-audit-report-2019-press-release/

Coca Cola, A World Without Waste, https://www.coca-cola.com/gb/en/sustainability/a-world-without-waste

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Matteo Porazzi

Laureato in Environmental Humanities presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. È appassionato di sostenibilità, alimentazione, geografia e studi animali, principalmente in relazione alla contemporaneità. Ha trovato in Atmosphera Lab un luogo perfetto per potersi esprimere.

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