La bicicletta: un mezzo di trasporto sottovalutato
Il viaggio di Eva comincia, in realtà, molto prima dell’effettiva partenza da Havøysund. L’attivista ha deciso di raggiungere l’estremità della Norvegia utilizzando soltanto mezzi pubblici e di terra come autobus e treni, proprio per rispecchiare appieno l’intento della traversata: dimostrare che è possibile spostarsi in modo meno impattante. In precedenza, Eva aveva già affrontato “viaggi con la V maiuscola” – come mi riferisce durante la nostra intervista – ma la consapevolezza sul proprio impatto si è sviluppata con il tempo. È partita per un viaggio attraverso il Sahara in Land Rover soltanto a diciannove anni e in seguito ha percorso Senegal, Libia ed Egitto, circumnavigando poi via terra tutto il Mediterraneo. Con il tempo, Eva ha iniziato a prestare sempre più attenzione ai cicloviaggiatori, di cui non comprendeva, in principio, le ragioni.
In seguito all’acquisto di una bicicletta con pedalata assistita, Eva ha potuto però constatare come questo mezzo consenta, grazie al tipo di strade che si possono e a volte si devono percorrere, di ammirare paesaggi irraggiungibili con altri veicoli in modo a volte quasi forzato. In seguito a queste considerazioni, Eva ha deciso di vendere il suo camper, troppo inquinante e ingombrante, per investire in una buona bicicletta: è così che, nel 2022, ha percorso tutto il lungo Po in bicicletta, dormendo in tenda e comprendendo che non è necessario essere persone atletiche per affrontare lunghi viaggi in bicicletta.
«Come esseri umani, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di ridurre il nostro impatto»
Il tema dell’impatto si riflette in molti aspetti della traversata di Eva: come detto sopra, per raggiungere la Norvegia, l’attivista ha utilizzato solo mezzi pubblici di terra, mettendo se stessa di fronte a delle sfide ancora prima di partire per il vero e proprio viaggio. Al contrario di quanto si pensi, non tutti i Paesi nordici, notoriamente avanzati per il trasporto pubblico, hanno delle soluzioni comode per quanto concerne il trasporto delle biciclette.
Altre due soluzioni che ha adottato Eva per ridurre al minimo il suo impatto in quanto viaggiatrice sono state quelle di mangiare vegano – vegetariano in caso di estrema necessità – e dormire esclusivamente in tenda. Queste decisioni non le hanno di certo reso la vita facile, ma hanno sicuramente ridotto le sue emissioni di CO2.
«La scelta di utilizzare la tenda», mi racconta Eva, «non deriva solo dall’intento di adottare pratiche di turismo rispettose dell’ambiente, ma anche da una volontà di immergersi completamente nell’esperienza, godendo appieno della libertà che viaggiare in bicicletta e dormire in tenda possono dare, grazie al contatto, in molti casi, con la natura incontaminata e con i paesaggi circostanti».
Ritrovare il rapporto mente-corpo
L’immersione nella natura e la solitudine consentono di instaurare una relazione più presente tra mente e corpo, cosa che, peraltro, fa anche la bicicletta. Eva, infatti, ci tiene a precisare che per lei questi lunghi viaggi in bici non sono da intendersi come imprese sportive: «Con il mio viaggio e con quelli passati, ho voluto dimostrare che la bicicletta è prima di tutto un mezzo di trasporto, che può anche non essere utilizzato solo all’interno delle città. Durante i miei viaggi in bicicletta ho avuto modo di godere delle più belle geografie che abbia mai visto e di ricollegare la mia mente al mio corpo».
Secondo Eva, affrontare lunghi viaggi in bicicletta ha infiniti aspetti positivi: a partire dalla vista dei paesaggi e la condivisione con la natura, un viaggio in bicicletta offre la possibilità di ritrovare un rapporto di sincronia con il proprio corpo. «Io non sono una persona allenata», dice Eva ridendo, «ma questa traversata è la dimostrazione che chiunque può farlo, con la forza di volontà. Durante il viaggio ho potuto constatare come la mia mente sia tornata in armonia con il corpo: anche in situazioni impegnative, per esempio per via del meteo, è possibile fare affidamento al proprio corpo per andare avanti, ed è qui che rinasce la magia».
Questa questione, mi precisa, è fondamentale anche per persone trans: «Le persone trans si domandano sempre del loro corpo e della percezione che la società ha rispetto ad esso. Per le persone trans è una questione molto importante. La bicicletta permette di ritrovare armonia e di volersi bene, consente di mettere da parte una serie di pregiudizi che la mente stessa ha a priori, anche per una persona che cerca di decostruire i concetti e i pregiudizi a livello sociale. Lungo questi viaggi, si scopre che il corpo può dare molto più di quanto si pensi e così diventa il migliore alleato».
Intersezionalità: un concetto fondamentale
Ma come si ricollegano quindi i temi dell’ecologismo e del transfemminismo? Per comprendere l’importanza di questa domanda, è interessante partire dal concetto dell’intersezionalità, proposto come ipotesi sociologica dall’attivista Kimberlé Crenshaw a partire dal 1989: l’intersezionalità servirebbe a «chiarire i modi in cui forme di discriminazione distinte a volte si intrecciano e creano ostacoli che spesso non vengono compresi se confinati nella discriminazione razziale o di genere». Sebbene in questo caso l’autrice si riferisse al legame tra discriminazioni razziali e sessiste, il concetto dell’intersezionalità è utile quindi a spiegare come, spesso, diverse forme di discriminazione ritrovino una radice comune: l’ipotesi è, all’interno dell’ideologia eco-transfemminista, che lo sfruttamento delle risorse del pianeta, l’oppressione delle popolazioni autoctone e, allo stesso modo, di donne e animali possa essere ricollegato a una logica capitalistica ed eteropatriarcale, che sfrutta ciò che trova a disposizione per trarne profitto da diversi punti di vista.
Per questo, la dualità del viaggio di Eva – ecologista e transfemminista – è così importante e può ricollocarsi all’interno della concezione del Manifesto per l’autodeterminazione e la liberazione (Corpi e Terre) di Non Una di Meno, secondo cui «nessun* può essere liber* continuando ad opprimere qualcun altr*». La traversata dell’Europa di Eva rappresenta un viaggio che tiene conto del nostro impatto come umani sulla Terra e allo stesso tempo una presa di posizione e un’occupazione di spazio da parte di una persona trans non-binary.
Perchè dovremmo parlare di intersezionalità?
Il viaggio di Eva è un’esperienza illuminante sotto diversi punti di vista. Come lei stessa ha affermato, un viaggio, anche breve, cambia la nostra visione e percezione, restituendoci punti di vista nuovi. Allo stesso modo, un viaggio come questo può rappresentare un manifesto al rispetto della vita in tutte le sue forme, dal punto di vista ambientale e dal punto di vista umano.
L’intersezionalità è un concetto interessante per comprendere che noi umani e gli animali non umani con cui interagiamo esistiamo all’interno di sistemi sociali ed economici, che spesso impongono su di noi concezioni e costrutti che agiscono allo stesso tempo su più categorie. Ragionare per compartimenti stagni risulta, a volte, non essere produttivo, quando la radice del problema opprime allo stesso tempo le risorse del pianeta, certe categorie di esseri umani e anche di animali. Comprendere queste radici e metterle in discussione è un buon modo per diventare cittadini attivi e partecipativi dei sistemi di cui facciamo parte e, in questo modo, cambiarli in meglio.
Sul tema dell’ecofeminismo e del transfemminismo antispecista si consiglia la lettura dei seguenti saggi:
- Mies, M., Salleh, A., Shiva, V., Ecofeminism, Zed Books, 2014
- Adams, C.J., Carne da macello. La politica sessuale della carne, VandA Edizioni, 2020
Bibliografia
[1] Crenshaw, K. (1989). Demarginalizing the intersection of race and sex: A Black feminist critique of antidiscrimination doctrine, feminist theory and antiracist politics. In University of Chicago Legal Forum (Vol. 140, No. 1, pp. 139-167).
[2] Coin, F. (2019). Libertà, uguaglianza, intersezionalità. Jacobin Italia 2, p. 58.

Laureata in Giornalismo, Cultura Editoriale e Comunicazione Multimediale, ama viaggiare e conoscere culture e lingue. È interessata alla giustizia sociale e ambientale per aumentarne la consapevolezza.



