Collezioni naturalistiche
Le collezioni naturalistiche storiche sono strumenti essenziali per comprendere gli ecosistemi del passato, mostrando la diversità degli organismi presenti in un’area, come in una fotografia ma in più di due dimensioni.
Un ecosistema complesso e ricco di biodiversità come la laguna di Venezia è stato “ritratto” in molteplici collezioni naturalistiche, che mostrano le specie più comuni ma anche alcune specie rare o dall’aspetto bizzarro. Proprio riguardo la Laguna, esiste una collezione che pochi conoscono, ma il cui studio può aiutare a comprendere le specie di questo ecosistema e come questo stia cambiando: si tratta dell’algario di Aristocle Vatova e Victor Schiffner, una raccolta di fogli sui quali sono presenti campioni di numerose specie di alghe della Laguna. Accedere a questo tipo di collezioni naturalistiche non è sempre facile per tutti ma grazie ai metodi di fotografia e digitalizzazione moderni, oggi è possibile rendere disponibili in rete molti di questi materiali, aumentando la loro fruibilità [1].
Cooperazione nello spazio e nel tempo
«I musei di storia naturale racchiudono un patrimonio di collezioni e dati storici. Conservano la memoria storica e naturalistica del territorio», afferma Raffaella Trabucco, curatrice del Museo di Storia Naturale di Venezia che, insieme a Linda Seggi, dottoranda presso l’Università di Trieste, Stefano Martellos, bioinformatico, e Simona Armeli Minicante, biologa marina, ha lavorato al progetto di digitalizzazione dell’algario di Aristocle Vatova e Victor Schiffner.
Gli autori Aristocle Vatova, biologo marino, e Victor Schiffner, studioso di crittogame, ovvero organismi che si riproducono tramite spore, hanno collaborato con altri studiosi per la realizzazione dell’algario. La raccolta di campioni e dati sul campo è stata eseguita da Vatova e dal botanico Augusto Béguinot, in 68 stazioni della laguna di Venezia e 5 località del Delta del Po (queste ultime campionate per confronto) tra il 1930 e il 1932. La determinazione dei campioni, invece, si deve all’algologo veronese Achille Forti e a Schiffner. Quest’ultimo ha revisionato alcuni materiali già identificati e descritto alcune specie, varietà e forme nuove rappresentate nella collezione da alcune decine di tipi. Vatova ha poi arricchito la collezione con 35 tavole fotografiche, contenenti in tutto 205 immagini, riunite in un faldone, per rappresentare diversi campioni significativi.
L’algario è conservato al Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue ed è organizzato in 6 tomi, per un totale di 1406 fogli, ordinati da Michelangelo Minio, direttore del Museo nel 1936. Minio ha confrontato i campioni dell’algario con i dati relativi alla sistematica delle alghe pubblicati nella Monografia “La Laguna di Venezia” (1938) [2], aggiungendo riferimenti alle tavole fotografiche e alle pagine della pubblicazione, integrando informazioni mancanti e trascrivendo i numeri dei fogli sulle rispettive buste di preparati microscopici. Ogni foglio è accompagnato da dati scritti su dei cartellini per definire le specie, i dettagli sul ritrovamento e a chi si deve la loro identificazione.
Riguardo la divulgazione dei dati della collezione, essi sono stati utilizzati per la stesura della monografia: La laguna di Venezia, pubblicata nel 1938 e un primo articolo riguardante l’algario è stato scritto da Michelangelo Minio nel 1941 [3].
Fig. 1: Foglio MSNVE-26259. Archivio Fondazione Musei Civici di Venezia / Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue.
L’importanza di conoscere le alghe
Per capire perché questa collezione storica è così importante, bisogna partire dalle vere protagoniste, le alghe.
Con il termine comune “alghe” si intendono gli organismi fotosintetici che operano fotosintesi ossigenica non appartenenti al gruppo delle Embryophyta. Sono quindi un gruppo parafiletico, cioè organismi non imparentati tra loro, che includono sia organismi unicellulari che pluricellulari e sono spesso classificate, per convenienza, in tre gruppi: Chlorophyta (verdi), Heterokontophyta (brune) e Rhodophyta (rosse).
L’algario si concentra sulle specie più grandi, dette macroalghe, conservate essiccate su dei fogli di erbario, dove si trovano in posizione tale da essere distese e ben visibili per mostrare l’anatomia della specie; inoltre, i fogli di algario possono presentare più di una specie, nel caso si voglia evidenziare con quali altre alghe forma associazioni.
Le macroalghe interagiscono con piante acquatiche come Posidonia e Zostera e con altre specie algali, anche microscopiche, evolvendosi e sviluppandosi nello stesso ambiente. In questo modo si instaurano associazioni di specie che possono avere diversi effetti sull’ambiente che le circonda. Ad esempio, tramite la fotosintesi, alghe e piante assorbono anidride carbonica e liberano ossigeno, rendendo gli habitat dove crescono più favorevoli per altre specie; infatti, molti animali vivono a stretto contatto con alghe e piante acquatiche, che costruiscono il loro habitat, interagendo con esse a loro volta.
Le alghe possono essere molto importanti anche per noi umani, infatti, alcune sono utilizzate come specie di riferimento per controllare la qualità delle acque, altre possono essere utilizzate come cibo, altre ancora per produrre alternative alla plastica.
Lo studio della biodiversità e dei suoi cambiamenti, nello spazio e nel tempo, soprattutto tramite un confronto tra i dati odierni e quelli di archivi storici, può fornire informazioni utili per altri lavori che, ad esempio, analizzano gli effetti sia dell’ambiente sia dell’azione umana sugli organismi.
La digitalizzazione
Il valore degli archivi storici naturalistici è riconosciuto sia dalla comunità scientifica sia dal grande pubblico proprio per le informazioni che possono fornire; ad esempio, possono indicare quali specie hanno visto le loro popolazioni aumentare o diminuire di numero, quali sono state introdotte, scoperte, estinte o ritrovate. Dato il valore di queste collezioni, la richiesta di informazioni contenute in esse è elevata, soprattutto da parte di organizzazioni governative e non, oltre che da istituzioni di ricerca. È quindi importante rendere il materiale degli archivi più fruibile, anche per i cittadini, soprattutto per chi si cimenta nella citizen science.
Fig. 2: Foglio MSNVE-26513. Archivio Fondazione Musei Civici di Venezia / Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue.
Quello dell’algario Vatova-Schiffner non è il primo lavoro di digitalizzazione di una collezione storica eseguito dal museo; infatti, lo precede il primo lavoro pubblicato nel 2019 di una collezione lichenologica o lichenoteca.
La prima fase del lavoro ha previsto un controllo dell’algario ed un’attività di revisione e curatela, grazie anche all’analisi degli appunti di Minio, risalenti ad 80 anni prima.
L’acquisizione delle immagini è stata eseguita tramite uno scanner planetario che usa un software di digital imaging per produrre immagini in formato JPEG, ottenendo almeno un’immagine per foglio, completa di alghe e cartellini, ognuna associata ad un codice per produrre infine una tabella di metadati tramite un image-to-data workflow.
Sul portale, realizzato dal Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste, sulla piattaforma Dryades sono presenti le informazioni sugli autori, la storia dell’algario, una lista delle 35 tavole fotografiche realizzate da Vatova e le pagine relative alle specie. Queste comprendono le pagine digitalizzate, le informazioni su luogo e anno di ritrovamento; inoltre sono riportati i nomi come indicati sui cartellini originali e i rispettivi nomi riportati nella monografia La Laguna di Venezia.
La collezione è stata mostrata al pubblico in determinate occasioni ed eventi, come durante un evento nel 2022 e uno nell’aprile del 2023, durante il quale è stato possibile consultare il portale online per la prima volta. La digitalizzazione è stata però indispensabile non soltanto per rendere la collezione più accessibile, visto che in precedenza era soltanto possibile consultarla al museo su richiesta, ma anche per ridurre i limiti ed i rischi della consultazione fisica, più rischiosa a causa della fragilità dei campioni.
Fig. 3: Foglio MSNVE-27319. Archivio Fondazione Musei Civici di Venezia / Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue.
Costruire connessioni
«L’importante è costruire una rete» afferma Raffaella Trabucco, riferendosi alle connessioni costruite nell’ambiente di studio nello spazio e nel tempo che hanno coinvolto anche e soprattutto i giovani. Questo progetto di studio dell’algario, ancora in corso, ha reso possibile raggiungere anche persone non direttamente interessate all’ambito della biologia marina permettendo di conoscere le loro esperienze; un tassello, questo, molto importante per la divulgazione scientifica. Un esempio è stato l’incontro con alcuni parenti di Vatova con i quali i ricercatori del Museo hanno potuto confrontarsi durante un evento di divulgazione.
Sia che sia operata tramite eventi come quello precedentemente citato che tramite altri metodi di diffusione come Internet, la divulgazione scientifica è mirata a raggiungere molte persone diverse e comunicare informazioni altrimenti sconosciute o difficilmente accessibili. Nel caso della divulgazione naturalistica, è possibile anche aiutare a sviluppare la consapevolezza verso l’importanza della biodiversità e verso i cambiamenti globali e coinvolgere maggiormente anche i cittadini nelle attività scientifiche.
Approccio integrato
Le collezioni naturalistiche come l’algario sono importanti non soltanto per lo studio della biodiversità ma anche per studi tassonomici che prevedono il confronto tra più organismi, poiché la tassonomia richiede un’integrazione di osservazioni e analisi genetiche. Come per le attività volte alla protezione degli habitat le quali richiedono un approccio integrato tra conoscenza delle specie e del territorio, coinvolgendo anche persone che vivono nel territorio in questione, per ottenere informazioni dettagliate, derivanti da esperienze dirette.
Fig. 4: Foglio MSNVE-25964. Archivio Fondazione Musei Civici di Venezia / Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue.
Lavori di digitalizzazione come quello della collezione Vatova-Schiffner sono importanti passi avanti per rendere queste conoscenze sempre più accessibili, di fatto mettendo a disposizione di molte più persone dati sulla biodiversità, comunicando la sua importanza.
Bibliografia
[1] Trabucco R., Seggi L., Armeli Minicante S., 2024. Un secolo di cambiamenti nella Laguna di Venezia attraverso le alghe della collezione Vatova-Schiffner. Museologia Scientifica Memorie, 23: 31-36.
[2] Brunelli G., Magrini G., Miliani L., Orsi P. (a cura di), 1938. La Laguna di Venezia: monografia. Vol. III, Parte V, Tomo IX, Fasc. I. Tip. Carlo Ferrari, Venezia, XIII + 551 pp., LXIX c. di tav., 10 c. di tav. ripieg.
[3] Minio M., 1941. La raccolta Vatova-Schiffner delle alghe della Laguna, al Museo Civico di Storia Naturale di Venezia. Nuovo Giornale Botanico Italiano, n.s., 48(3-4): 1-3.

Laureato triennale in Scienze Naturali e magistrale in Marine Biology all’Università degli Studi di Padova. Appassionato di ecologia, sostenibilità e tassonomia. Ha trovato in Atmosphera Lab un modo per mettere in pratica e condividere ciò che ha imparato.





