La struttura dell’Agenda 2030 consiste in un elenco di 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) ciascuno composto da più punti, per un totale di 169 targets. I diciassette obiettivi sono tra loro eterogenei ma intimamente connessi: si va dalla lotta contro la povertà e le disuguaglianze di genere alla salvaguardia delle biodiversità ittica e terrestre, dall’enfasi sulla gestione responsabile dei consumi e dei processi produttivi alla promozione della pace e della giustizia sociale. Gli obiettivi e i loro targets sono stati elaborati mediante la definizione di indicatori da parte della Commissione Statistica dell’ONU, impegnata a coordinare un lavoro in grado di definire standards, metodi e linee-guida internazionali.
Image Credits: ONU, Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite
Quale sostenibilità?
Le tematiche affrontate dall’Agenda 2030 sono tra loro molto diverse: solo alcune di esse concernono primariamente la difesa dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico. È interessante notare questo aspetto, laddove solitamente si ritiene l’ambiente sia l’ambito implicitamente chiamato in causa da qualsiasi discorso che utilizzi la parola «sostenibilità». Bisogna sottolineare, invece, la grande ampiezza di questa nozione.
In primo luogo, la complessità che questo documento attribuisce al concetto di sostenibilità ne giustifica la considerazione congiunta alla pasoliniana nozione di progresso, per la componente progettuale e tesa al futuro che essa implica. Lo «sviluppo sostenibile» indica, infatti, uno sviluppo che si realizza nel presente senza compromettere però il benessere futuro. Lungi dall’essere promosso a detrimento di quel che verrà dopo, lo sviluppo sostenibile mette in atto delle strategie innovative volte ad apportare miglioramenti a lungo termine in un considerevole ventaglio di ambiti. Come ha sottolineato Enrico Giovannini, economista tra i fondatori dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASVIS), questo non procede migliorando quanto fatto in passato, ma cambiando radicalmente il paradigma di azione.
Quanto sottolineato ci conduce a una seconda considerazione: la stessa lotta al cambiamento climatico non può procedere slegata da questioni di altro tipo, e di natura più strettamente sociale, politica, economica. Al contrario, solo vedendo la salvaguardia dell’ambiente come momento di un più ampio disegno sarà possibile affrontare questo tema in tutta la sua complessità: tenendo conto non soltanto della rete che abbraccia insieme uomo e natura, ma anche del sistema complesso in cui si intrecciano diversi interessi e bisogni, in cui la stessa questione ambientale si colloca. Secondo Giovannini, ritenere la sostenibilità un problema riguardante esclusivamente la difesa dell’ambiente è anzi un «gravissimo errore concettuale, con drammatiche conseguenze sulle politiche economiche e sociali condotte in tutto il mondo».
Un caso particolare: sostenibilità e biblioteconomia
Veniamo adesso alla prospettiva particolare di cui era nostra intenzione disegnare il profilo alla luce dei diciassette obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Il riferimento alle biblioteche non è casuale: al contrario, nella biblioteca pubblica come istituzione culturali si intrecciano caratteristiche che permettono di acquisire una prospettiva privilegiata per un discorso sull’Agenda 2030. Le biblioteche sono infatti istituzioni comuni e diffuse: sebbene poco frequentate – secondo ISTAT nel 2022 solo il 10% della popolazione italiana ha frequentato le biblioteche pubbliche – sono istituzioni democratiche, facilmente accessibili, gratuite. Possono quindi diventare un presidio per progettare una quotidianità conforme al programma dell’Agenda 2030.
È vero che, fatta eccezione per l’obiettivo legato a Quality Education, nessuno dei diciassette SDGs rinvia esplicitamente alla dimensione culturale e formativa, né tantomeno alle biblioteche. Tuttavia, la stessa accezione ampia del concetto di sostenibilità qui esposta dovrebbe portarci a cogliere come questo elemento, non trascurabile né accessorio della nostra vita e del suo benessere, sia in verità implicato in tutti i punti toccati dall’Agenda 2030.
Il ruolo dei beni culturali in generale e delle biblioteche in particolare rappresenta infatti un punto di vista privilegiato per comprendere la nozione di sviluppo sostenibile, nonché uno strumento per agire coerentemente con essa. Si veda, ad esempio, il monitoraggio dei provvedimenti o meglio delle esperienze promosse dalle biblioteche per realizzare i diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 – registrate mediante un approccio qualitativo e narrativo, fondato su una vera e propria pratica di storytelling – e di seguito raccolte nella Library Map of the World, realizzata dalla International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA). D’altro canto, numerosi studi prodotti dalla biblioteconomia contemporanea sottolineano non solo la portata del ruolo delle biblioteche per i SDGs, ma anche come l’Agenda 2030 possa costituire un angolo prospettico mediante il quale ripensare l’identità delle biblioteche e il loro valore sociale.
Per una teoria della sostenibilità che sia pratica della progettualità
Una precisazione si impone, giunti al termine del percorso svolto. Di fronte all’urgenza cui il reale ci chiama, con le guerre attualmente in corso ma anche chiedendo di prendere posizione rispetto a dibattiti più circoscritti, interrogarsi sul significato di una parola può apparire una perdita di tempo. Il tentativo di esplicitare la ricchezza del concetto di sostenibilità, mostrando come in esso si risolva la crasi che divarica lo sviluppo e il progresso, può sembrare ozioso. In verità, appunto perché teoria e prassi rivendicano un loro intimo legame, anche un discorso di questo tipo ci conduce verso l’esigenza di progettare il presente e il futuro.
Certo, i problemi che ci troviamo ad affrontare oggi non sono più, o almeno non sono soltanto, quelli trattati dalla critica sociale degli anni Settanta. Di fronte al dedalo di questioni in cui si riverbera la nostra contemporaneità, è possibile trovare nella nozione di sostenibilità una stella polare che ci permette di orientarci nella «vita anche quotidiana e fisica» evocata dalle pagine pasoliniane. Sta al concetto di sostenibilità e al ruolo attualmente conferitogli, sancito dall’Agenda 2030, offrire gli estremi per una meditazione e, soprattutto, una pratica che prenda le distanze dai rischi e dai limiti di uno sviluppo senza progresso. Questo non sarebbe infatti che uno sviluppo senza progettualità quindi, diremmo, senza avvenire.
Bibliografia
1 P.P. Pasolini, Sviluppo e progresso, in Id., Scritti corsari, Milano, Garzanti, 1975, pp. 219-223, qui p. 219.
2 Ivi, p. 220.
3 Daly, Beyond Growth. The Economics of Sustainable Development, 1996; tr. it. Oltre la crescita. L’economia dello sviluppo sostenibile, Torino, Einaudi, 2001.
4 United Nations, The Sustainable Development Goals Report 2023: Special Edition, 2023: https://unstats.un.org/sdgs/report/2023/.
5 Faggiolani, Introduzione: uno sguardo nuovo sulle biblioteche, in Le biblioteche nel sistema del benessere, a cura di C. Faggiolani, Milano, Editrice Bibliografica, 2022, pp. 11-26.
6 United Nations, Resolution adopted by the General Assembly on 6 July 2017. Work of the Statistical Commission pertaining to the 2030 Agenda for Sustainable Development, 2017: https://digitallibrary.un.org/record/1291226.
7 Giovannini, L’utopia sostenibile, Bari – Roma, Laterza, 2018.
8 Di Domenico (a cura di), Il paradigma della biblioteca sostenibile, Milano, LediPublishing, 2021.
9 Faggiolani, Misurare, valutare, raccontare le biblioteche italiane oggi, guardando ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), «Biblioteche oggi», vol 5, 2019, n. 1, pp. 68-80.

Laureata in Filosofia presso l’Università di Padova, è attualmente studentessa in Scienze filosofiche nello stesso Ateneo. Si è avvicinata ad Atmosphera Lab con l’intenzione di coniugare, in una forma rigorosa, la pratica espressiva e la ricerca su di un tema importante come la questione ambientale.


