Gli svantaggi della produzione industriale
Tuttavia queste innovazioni tecnologiche comportano diversi punti deboli. Organismi di ogni sorta si sono adattati a nutrirsi delle nostre coltivazioni così ben sistematicamente disposte, trovando terreno fertile per la proliferazione. Questi possono essere funghi, svariati tipi di insetti, mammiferi e anche altre piante. Per la protezione delle coltivazioni, storicamente si è ricorso a rimedi tradizionali basati sulla rotazione delle colture, sulla diversificazione dei raccolti e sulla piantumazione di vegetali con particolari capacità repellenti, magari al tempo non del tutto comprese. Tecniche spesso fortuite e strettamente legate al clima e alla disponibilità di acqua.
Questa situazione si è ripetuta fino all’avvento dell’età moderna, periodo in cui i rimedi tradizionali sono stati soppiantati da quelli di natura chimica come insetticidi e diserbanti. Spesso basati su molecole di piante resistenti a stress, questi presentano concentrazioni estremamente elevate di principio attivo e possono essere sparsi in modo massivo sulle culture e quindi proteggere ogni singola pianta in modo più o meno diretto. La malleabilità genetica di alcune piante ha anche permesso lo sviluppo di modificazioni geniche che aumentano la produzione di molecole insetticide o repellenti in alcune piante di basilare importanza agricola come il mais e il riso.
Presto è stato evidente che la corsa ai prodotti chimici non sia salutare a lungo termine per il terreno e l’ambiente immediatamente circostante. Morie di insetti, riduzione della capacità produttiva del terreno, perdita generale di biodiversità: sono tutti avvenimenti legati alla produzione industriale di cibo.
Ma come è possibile, quindi, continuare a ricavare cibo secondo le modalità di produzione industriale senza tuttavia diminuire la capacità produttiva del terreno e rispettando le specie impollinatrici?
Biopesticidi: un futuro green per l’agricoltura
Una soluzione tanto innovativa quanto arcaica sono i Biopesticidi, ovvero organismi predatori o patogeni che vengono usati al pari degli insetticidi moderni per l’eliminazione di fitopatogeni. Sono definiti biopesticidi «tutti quegli organismi capaci di mettere fine all’insediamento in una coltura di tutti gli esseri viventi nocivi per la cultura stessa».
In sostanza, i biopesticidi sono sostanze naturali o microorganismi utilizzati per controllare e gestire le infestazioni di insetti nocivi, malattie delle piante e infestazioni di parassiti in agricoltura e giardinaggio. A differenza dei pesticidi chimici sintetici tradizionali, i biopesticidi sono basati su materiali biologici e non contengono sostanze chimiche tossiche o dannose per l’ambiente.
Esistono diversi tipi di biopesticidi:
- Biopesticidi a base di piante: Questi sono estratti o composti derivati da piante che possiedono proprietà insetticide o repellenti. Un esempio noto è il piretro, ottenuto dai fiori del crisantemo.
- Biopesticidi a base di microrganismi: Questi includono batteri, funghi, virus o protozoi che sono specifici per un particolare parassita o malattia. Essi agiscono contro gli organismi nocivi, rispettando al contempo la salute delle piante e degli animali utili.
- Biopesticidi a base di organismi vivi: Questi biopesticidi consistono in insetti predatori o parassitoidi che vengono introdotti nell’ambiente per controllare le popolazioni di insetti dannosi.
- Biopesticidi a base di feromoni: Questi sono sostanze chimiche prodotte naturalmente dagli insetti per comunicare tra loro. I feromoni possono essere utilizzati per confondere gli insetti e interferire con i loro comportamenti riproduttivi e alimentari.
I più comuni e semplici animali dannosi per le piante sono gli acari fitofagi, che proliferano nutrendosi della linfa delle piante, inducendo uno stato di stress o addirittura uccidendole. In natura essi hanno dei predatori naturali, i quali però difficilmente si trovano nel posto giusto e al momento necessario all’agricoltore per difendere le sue piante.
È per questo che si stanno presentando nel mercato dei pesticidi varie aziende allevanti acari predatori in serre che dovranno poi essere trasferiti in un ambiente agricolo. Il processo di allevamento dei biopesticidi è molto simile a quello che accade in natura, ovvero gli afidi fitofagi, come ad esempio quelli della famiglia dei Tetranichidi, vengono liberati su delle piante di varie specie e vengono lasciati proliferare. Dopo un periodo di proliferazione vengono aggiunti gli acari predatori della specie Phytoseiulus persimilis, che riesce a riprodursi in maniera massiva grazie all’abbondanza di prede, cosa che si ripeterà anche in ambiente agricolo, aumentando esponenzialmente il numero di acari presenti.
Biopesticidi: soluzione o ulteriore problema?
I biopesticidi offrono diverse vantaggi rispetto ai pesticidi chimici convenzionali, poiché sono meno tossici per l’uomo e gli animali, hanno una minore persistenza nell’ambiente e possono essere specifici per un particolare parassita o malattia, riducendo al minimo gli effetti negativi sugli organismi utili e l’ecosistema. Tuttavia, la loro efficacia può variare a seconda delle condizioni ambientali e delle infestazioni. L’uso dei biopesticidi è un’importante strategia per la gestione integrata delle infestazioni e la promozione di pratiche agricole sostenibili.
Il problema di questo insieme di tecniche legate ai biopesticidi è l’elevata specificità con cui devono essere applicate: si rischia infatti di promuovere l’insediamento di elementi erronei e quindi la non riuscita del trattamento con una conseguente proliferazione dei patogeni, ed è quindi tipicamente controllato da enti universitari estremamente specializzati. Inoltre la presenza di più specie infestanti richiede l’utilizzo di molteplici specie di Biopesticidi, il che rende questo processo possibilmente più impegnativo della dispersione di un semplice fitofarmaco generalista.
Tuttavia gli enormi vantaggi dati dalla ristrettezza dei controlli richiesti per l’approvazione delle tecnologie, in quanto composte unicamente da elementi già presenti in natura, e il ridottissimo impatto ambientale legato ai sistemi stessi rende i Biopesticidi una delle migliori soluzioni per la produzione industriale di alimenti riducendo l’impatto che questa ha sull’ambiente. In conclusione, i Biopesticidi potrebbero essere legati al futuro della nostra capacità di produzione agricola, con minimi danni alla componente ambientale non legata alla produzione umana in quanto si usano specie autoctone, ma la conoscenza dei loro reali effetti sul campo non è ancora completa.

Alessandro Perin è laureato in Scienze Naturali all’università di Padova e sta seguendo una laurea magistrale in Biologia Evoluzionistica. Si occupa di ecologia e conservazione.


