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Biomimesi: dal naturale all’artificiale

Biologia e tecnologia al servizio della sostenibilità

Innovazione sostenibile attraverso la biomimetica

Al fine di trovare soluzioni innovative per migliorare le attività e le tecnologie umane, è possibile fare riferimento alla biomimesi, una disciplina che studia e imita i processi biologici e biomeccanici della natura e degli esseri viventi.

Per creare un’innovazione sostenibile e ridurre al tempo stesso i consumi di energia è possibile prendere a modello la natura tramite la biomimetica. Da questa, infatti, è possibile imparare e apprendere continuamente. Ma a che cosa si fa riferimento esattamente quando si parla di biomimesi? E quali possono essere degli esempi positivi da imitare?

Cos’è la biomimetica

Il passaggio di processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale, attraverso l’imitazione dei meccanismi che governano la natura è stato definito nel dizionario nel 1974 con il concetto di “biomimicry”. Il termine biomimesi deriva dal greco “bios”, ovvero vita, e “mimesis”, cioè imitazione. Per trovare delle soluzioni progettuali che possano essere utili al miglioramento delle attività e delle tecnologie umane e per ridurre il proprio impatto sull’ambiente limitando i cambiamenti climatici è necessario studiare e riprodurre le caratteristiche degli organismi viventi e questo può essere fatto per mezzo della disciplina biomimetica.

La biologia rappresenta il modello primordiale a cui tendere, la tecnologia è invece il mezzo con cui riprodurre i funzionamenti e le strutture cellulari degli organismi. Tramite la biomimesi è possibile esprimere il legame che unisce proprio la biologia alla tecnologia.

Come sostiene Janine Benyus, una dei massimi esponenti del settore, “per vincere la lotta per la sopravvivenza piante e animali hanno evoluto soluzioni mirate al minor consumo possibile di risorse”. La biomimesi va proprio alla ricerca anche di soluzioni che aiutino a ridurre i consumi energetici.

Alcuni esempi nella storia della biomimetica

Alcuni esempi di come l’artificiale è stato ispirato dal naturale.

Impossibile non citare il celebre Leonardo da Vinci: acuto osservatore del mondo naturale, egli fu probabilmente il più grande “biomimetico” della storia. Sebbene non abbia mai avuto successo nella creazione di una “macchina volante”, egli fu un acuto osservatore dell’anatomia e del volo degli uccelli e fece numerose annotazioni e schizzi sulle sue osservazioni.

Sempre in Italia, è stato brevettato un fiore fotovoltaico con il nome di Girasole: un pannello solare in grado di seguire lo spostamento del sole.

Dall’alto valore estetico e architettonico, questo pannello solare è nato da una ricerca su pannelli speciali per essere resistente e durevole. Può essere installato in ogni luogo e spostato secondo necessità senza problemi. Il Girasole è all’avanguardia, sostenibile ed ha ridottissimi costi di manutenzione.

Un noto, e forse tra i più affascinanti esempi della biomimesi, è l’Eastgate Building Centre di Harare, in Zimbabwe; una meraviglia di architettura green, costruita dall’architetto Mick Pearce.

Date le temperature molto elevate del luogo in cui sorge, la vera rivoluzione consiste nella costruzione di uno speciale tipo di sistema di ventilazione: ispirato alle tane delle termiti africane, per realizzarlo sono stati applicati i principi dell’auto raffreddamento e della ventilazione.

Infatti, i termitai sono strutture piuttosto complesse di cumuli di terra in grado di mantenere l’area interna a una temperatura fresca costante, grazie a canali scavati nel sottosuolo che creano un ambiente ventilato.

L’edificio, infatti, utilizza il 10% in meno dell’energia che un altro edificio di pari dimensioni normalmente consuma; un affascinante esempio di efficienza energetica ispirata da “piccoli” inconsapevoli ingegneri.

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Matteo Bazzani per Atmosphera lab
Matteo Bazzani

Laureando in filosofia (Unipd), lavora come Marketing Manager. Dopo aver maturato diverse esperienze nell’ambito del Digital Marketing, crea il progetto Atmosphera Lab.

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